Le narrazioni favolistiche che vedono quali protagonisti gli animali sono uno dei sistemi più usati per schernire i potenti, dileggiare soprusi e arbìtri, mettere in canzonatura uomini, cose e avvenimenti, facendo ricadere simbolicamente su innocenti e ignari animali gli strali satirici più pungenti e duri.
Famosissimo in tale campo è Esopo (secolo VII/VI a.C.). Secondo la leggenda sarebbe stato uno schiavo frigio che, dopo avventurose vicende e lunghi vagabondaggi, venne giustiziato a Delfi sotto l'accusa di furto sacrilego. La più completa raccolta di favole esopiche, ove i protagonisti sono per lo più animali, è di Demetrio Falereo (345 ca. a.C. - 283 a.C.). Altre raccolte ci sono pervenute in redazioni ellenistiche e bizantine.
Altrettanto noto, per le sue favole in versi ad imitazione di Esopo, è Fedro (15 ca. a.C.- 50 ca. d.C.). Nato in Tracia o in Macedonia, forse fatto prigioniero da ragazzo, fu a Roma come schiavo e poi liberto di Augusto. Dei cinque libri di favole in senari giambici che costituiscono la produzione di Fedro sono giunte a noi 93 favole tramandate da codici medioevali e altre 30 scoperte da Niccolò Perotti (1429-1480). L'accorgimento di esercitare la satira descrivendo o ricreando fantasticamente mosse o sentimenti di animali non è stato sufficiente a sottrarre Fedro dalle persecuzioni di Seiano, potente collaboratore di Tiberio, sentitosi offeso da alcune allusioni giocose a lui dirette, che aveva colto o creduto di cogliere in alcune favole.
Il ciclo narrativo medioevale (secolo XII/XIII) del Roman de Renart comprende una serie di racconti in francese antico redatti da autori diversi, accomunati dal metro (versi ottosillabi rimati a coppie), dai modi della stilizzazione e dall'identica caratterizzazione dei personaggi. Anche qui il mondo degli animali è raffigurato sul modello di quello degli uomini: accanto al protagonista Renart (la volpe) compaiono Noble (il leone), Brun (l'orso), Chantecler (il gallo), Tibert (il gatto), Ysengrin (il lupo). Quest'ultimo rappresenta la sconfitta della forza bruta ad opera dell'intelligenza e dell'astuzia (la volpe).
Il fatto che "renard" sia diventato in francese il nome comune della volpe, in luogo dell'antico "goupil", può bastare a testimoniare il travolgente successo di questa raccolta (Johann Wolfgang Goethe ne ha scritto una versione in esametri dal titolo Reineke Fuchs ossia La volpe Reineke, 1794) che fa un'ampia e penetrante rappresentazione della società del tempo, con un realismo comico che colpisce i costumi feudali e le consuetudini religiose e giuridiche di allora.
Jean de la Fontaine, poeta francese (1621-1695), è passato alla posterità per le sue Favole (dodici libri pubblicati in varie date dal 1668 al 1694). Il poeta riprende, sì, i suoi soggetti da altri favolisti, Esopo e Fedro soprattutto, ma può dirsi che, per la fluidità, la naturalezza, la varietà di registri, i suoi testi riescono a superare quasi sempre quelli dei suoi predecessori: La Fontaine è uno dei pochissimi autori in cui la poesia si esplica attraverso l'imitazione di un discorso orale capace di familiarità e di abbandono.
La materia della poesia favolistica che prende a soggetto il mondo animale è vastissima nelle letterature mondiali di ogni epoca, per cui è impossibile darne qui un esauriente riscontro. Non ci si può tuttavia esimere dal citare in questo contesto grandi personaggi letterari che si sono cimentati, soltanto eccezionalmente, in questa branca della poesia giocosa, come Giacomo Leopardi.
Tanto per esemplificare, nel XII canto del suo poema l'abate Casti racconta degli amori licenziosi della regina Leonessa, la quale, dopo avere probabilmente ucciso il marito, il re Lion I, governa nella maniera più tirannica e vergognosa e, per distrarre i sudditi dalle questioni del potere, accetta che il malcostume dilaghi a corte. Gelosa del precettore del figlio Leoncino, ossia dell'Asino, il quale ha una relazione con la Tigre, scaccia la rivale, che si dà al partito avversario, e allaccia una tresca con l'Asino. Questa unione tra specie dissimili offre lo spunto al Casti per scrivere:
I parti, com'anche a' tempi nostri,
d'eterogenea union, mostri eran detti:
tal è la vera origine de' mostri;
ma come fissi mai limiti e oggetti
la brutal sfrenataggine non ebbe,
de' mostri all'infinito il numer crebbe.
E poi, poco più avanti, prosegue:
In fatti un dì nelle secrete soglie,
già del parto vicin precorritrici,
la Lionessa risentì le doglie,
e si chiamar mammane e levatrici;
ed ecco... oh ciel!... qual feto informe è
quello?
Qual massa? È lioncino? È somarello?
Egli è uno sconcio aborto di natura,
di lione e somaro egli è un innesto:
orecchie e piè son d'asinil struttura,
d'asin la coda, e di lione il resto;
in somma, o bestie, il principino vostro,
il vostro regio animalino, è un mostro.
Non dimentichiamo, infine, di ricordare il poeta Trilussa (1871-1950) noto per le sue favole moraleggianti di ascendenza esopiana.
L'incarico a la Vorpe
La Vorpe, ner compone un ministero,
chiamò tutte le bestie, meno er Porco:
- Un portafojo a quello? Ah, no davero!
- dice - Nun ce lo vojo. È troppo sporco.
- E de fatti pur io lo stimo poco
- je disse er Cane - e nu' je do importanza:
ma un Majale ar Governo pô fa' gioco
p'avé l'appoggio de la maggioranza.
La modestia der Somaro
- Quello che te fa danno è la modestia
- disse un Cavallo a un Ciuccio - ecco perché
non sei riuscito a diventà una bestia
nobbile e generosa come me!
Er Ciuccio disse: - stupido che sei!
S'io ciavevo davero l'ambizzione
de fa' cariera, a 'st'ora già sarei
Ministro de la Pubbrica Istruzzione!