La rievocazione dei fasti e nefasti della prima guerra mondiale ha dato il via alla produzione di noti film imperniati su quel conflitto, quali La grande parata di King Vidor (1925), Westfront 1918 di Georg Wilhelm Pabst (1930), All'ovest niente di nuovo di Lewis Milestone (1930), La squadriglia dell'aurora di Howard Hawks (1930), La grande illusione di Jean Renoir (1937), Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick (1957), La grande guerra di Mario Monicelli (1959), Uomini contro di Francesco Rosi (1970), Good mornig Babilonia di Paolo ed Emilio Taviani (1987).
Il cinema ha il grande privilegio di poter raccontare in modo estremamente realistico le sue storie, così da far immedesimare gli spettatori nelle vicende rappresentate. L'orrore e la follia che emergono dai fotogrammi dei film di guerra (non solo, ovviamente, di quelli ambientati nel 1915-18, ma anche di quelli che rievocano guerre più recenti - come ad esempio lo sconvolgente Il soldato Ryan) hanno quindi il potere di trasmettere, anche senza volere, un efficace messaggio pacifista, attraverso la rappresentazione delle atrocità con cui l'eroismo collettivo dei combattenti è costretto a confrontarsi. È per questo motivo che regimi ispirati al militarismo non hanno mai consentito la visione di Westfront 1918 e All'ovest niente di nuovo, in cui molte lunghe sequenze raffigurano vere e proprie carneficine.
La poesia, che ha le caratteristiche di un'arte legata soprattutto a sensazioni, sentimenti e immagini che sgorgano dal profondo dell'io, può manifestare il suo antibellicismo con mezzi meno efficaci di quelli posseduti dalla cinematografia; ma le parole di pace - come quelle dell'invocazione con cui Petrarca chiude la canzone All'Italia del suo Canzoniere: I' vo gridando: "Pace, pace, pace!" - non mancano davvero nei versi, persino tra quelli ispirati o legati alla tragedia della guerra.
Una delle guerre più crudeli è sicuramente quella combattuta tra opposte fazioni di cittadini (stranamente definita "civile"), che porta a coinvolgere e stravolgere rapporti di consuetudine, vicinanza, amicizia e talvolta persino familiari, con conseguenti risentimenti, rimorsi ed altre drammatiche implicazioni morali. Manzoni tali faide le definisce "orrende": "I fratelli hanno ucciso i fratelli:/ questa orrenda novella vi do" grida il Coro de Il Conte di Carmagnola (atto II, scena VI), una tragedia la cui azione si svolge dal 1425 al 1432, al tempo delle lotte tra Milano e Venezia.
La prova che le speranze di pace possono aleggiare in poesia anche nel corso delle lotte fratricide l'offre una antologia (Resistenza e poesia, a cura di Marilena Pedrotti Probo, edita da Il Ventaglio, Roma 1984) che fa intravedere, tra le composizioni pubblicate, di poeti che hanno partecipato a quelle vicende belliche (per lo più sconosciuti, salvo qualche eccezione) espressioni che - superando rancori, sdegni e rammarichi - manifestano, con maggiore o minore evidenza, aneliti di pace; come può apparire dagli esempi qui riportati di Alfonso Gatto, Franco Fortini, Neri Pozza, Flaminio Musa, Ideale Cannella e Dante Strona.
Alfonso Gatto
Amore della vita
lo vedo i grandi alberi della sera
che innalzano il cielo dei boulevards,
le carrozze di Roma che alle tombe
dell'Appia antica portano la luna.
Tutto di noi gran tempo ebbe la morte.
Pure, lunga la vita fu alla sera
di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo,
alle luci sorgenti ai campanili
ai nomi azzurri delle insegne, il cuore
mai più risponderà?
Oh, tra i rami grondanti di case e cielo
il cielo dei boulevards,
cielo chiaro di rondini!
0 sera umana di noi raccolti
uomini stanchi uomini buoni,
il nostro dolce parlare
nel mondo senza paura.
Tornerà tornerà,
d'un balzo il cuore
desto
avrà parole?
Chiamerà le cose, le luci, i vivi?
I morti, i vinti, chi li desterà?
(1943)
Da La storia delle vittime - Mondadori, Milano 1966
Franco Fortini
A un'operaia milanese
Tutta distrutta, tutta nuova nata,
Lacerate le pietre senza pietà,
Per te risorta si fa, diventata
Tutta nostra, questa città.
Sepolta e solo spirito è la madre tremante
Che ci angosciò in servitù di baci.
E dolorosamente con le dita di fiamma l'amante
Quei segni cancella tenaci.
Ma qui dove fra essere e non essere esita
Prigioniera in se stessa una nostra figura,
Tu liberata porti la giustizia sicura
Che i vivi conosce e i morti.
E te guardando in noi si umilia un tristo
Schiavo tiranno e la speranza è piena:
Dentro i mattini il mio popolo desto
Attende la grande sirena.
Da Una volta per sempre. Poesie 1938-1973 - Einaudi, Torino 1978
Neri Pozza
Alba nuda
Alba nuda, abbacinato fiore,
tanfo d'orina e sterco irrompe dalle fessure,
urlano i matti inservienti
portando fuori dalle celle i luridi mastelli.
Ecco l'ora celeste del riposo
che si sfascia tra contumelie orrende
e vola di là dalle inferriate l'alba,
dolce velo di sposa.
Oltre la porta gira la vita,
zoccoli in corsa cantano come galli
sugli alti ballatoi
e morde gli occhi il sonno,
la stanchezza è una piaga lacerata
per questo odore infame che agghiaccia
entrando dalla porta spalancata.
S'alza di già il sole, vedo intenerito
un abbagliante lume dilagare in cielo.
Da Maschera in grigio - Ed. Neri Pozza, Vicenza 1946
Flaminio Musa
Orazione
Da Savona
rintocchi di campane
uomini senza reti
con vomito di guerra,
turni vigilanza,
nessuno
nella nebbia:
partigiani
fra soldati,
corone da morto,
terrore,
congregazione di giusti,
gente dura
su mare che sanguina.
Padre liberaci dal male:
così sia.
Da Così il figlio divenne padre - La Pilotta, Parma 1975
Ideale Cannella
Pace, fratelli!
Paesaggio solenne
splendido di bianchezza.
Adagiati in mezzo alla neve
i casolari.
Più vivo sembra l'azzurro del cielo
in contrasto con la terra bianca.
Si sale e, portandosi in alto,
un desiderio di pace
urge nel cuore.
In paese, tempesta:
qui, silenzio e serenità.
Per i ribelli, perseguitati,
la montagna è rifugio sicuro.
1 ragazzi vanno dalla Madonna,
la Vergine del Muschio
che sta nella chiesa di Valdisacco.
Maria, in dolce posa materna,
tiene fra le braccia il Figlio:
è una Madonnina viva, umana,
semplice, dolce, dal viso chiaro.
Con Lei i ragazzi possono discorrere
senza sentirsi intimiditi
dallo sfarzo di luci e ori.
Sul campanile c'è il tricolore:
la campana suona festosamente,
ma la sua voce
non sorpasserà la vallata,
chiusa in questa cerchia di montagne,
com'è chiusa nel cuore
l'invocazione ai nostri lontani.
Una raffica di mitraglia
accompagna l'Elevazione.
Si china il capo.
Un'invocazione sale dal cuore:
pace, fratelli!
Da Le voci - Relations Latines, Napoli 1970
Dante Strona
Poesia, domani
Poesia è la rete nell'onda
che torna alla luce con scaglie
d'argento:
un nulla che resta, d'un sogno.
Poesia è la vita d'ogni giorno:
stagioni nel sole e nel gelo -
un filo senza più aquiloni,
nel tempo.
Poesia è la rabbia gridata
per la fame dell'uomo
e i suoi occhi sbarrati su mense
impossibili
di speranza.
Poesia è il ricordo del sangue:
quel mucchio di cenci,
il muro sbrecciato,
e i nostri anni che pendevano
come lacrime nere
dai rami della notte.
Ora, poesia è la convinzione
di non poter odiare nessuno:
di tutti è la colpa;
si salverà soltanto
chi ha saputo donare il suo pane,
o chi ha fatto in tempo a morire.
Poesia - domani -
è la rosa, il raccolto
e le mani libere dell'uomo, fatte
per non uccidere.
Da Una stagione nel tempo - Istituto per la Storia della Resistenza, Borgosesia 1979
Trilussa
Fra cent'anni
Da qui a cent'anni, quanno
ritroveranno ner zappà la terra
li resti de li poveri sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po' che montarozzo d'ossa,
che fricandò de teschi
scapperà fòra da la terra smossa!
Saranno eroi tedeschi,
francesi, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
0 gialla o rossa o nera,
ognuno avrà difesa una bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o bella,
sarà morto per quella.
Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
Nell'occhio vòto e fonno
nun ce sarà né l'odio né l'amore
pe' le cose der monno.
Ne la bocca scarnita
nun resterà che l'urtima risata
a la minchionatura de la vita.
E diranno fra loro: - Solo adesso
ciavemo per lo meno la speranza
de godesse la pace e l'uguajanza
che cianno predicato tanto spesso!
(31 gennaio 1915)
Da Lupi e agnelli - Voghera, Roma 1919