Talvolta la scrittura in versi può divenire fonte di guadagno, anche in misura consistente. Uno dei campi di azione più remunerativo per versificatori muniti di abilità tecnica e fantasia è quello della pubblicità, in cui, dai primi del Novecento, hanno gran fortuna messaggi promozionali basati su rime baciate, assonanze e consonanze varie od altri ingegnosi effetti poetici.
Una vicenda storica che merita di essere qui rievocata è quella del dentifricio Kaliklor. Nel 1919 la ditta Vermondo Valli di Milano, proprietaria della Profumeria Inglese Rimmel, bandì un concorso per una frase adatta a reclamizzare il suo dentifricio. La giuria, composta da Maria Melato, Marco Praga, Dario Niccodemi, Giuseppe Adami ed altre celebrità del teatro di allora, non ebbe dubbi, la frase da premiare con le 5.000 lire messe in palio dalla ditta Valli era un delizioso endecasillabo: A dir le mie virtù basta un sorriso.
Nel corso degli anni il nome del dentifricio scomparve del tutto; ma il verso, stupefacente per la sua appropriatezza e poeticità, è tuttora vivo nel nostro linguaggio. Un verso talmente bello che, col passare del tempo, essendo caduto nell’oblio il nome del suo autore (tale Adriano Mirandoli di Roma), venne immeritatamente attribuito a D’Annunzio.
È peraltro da notare che non a caso il nome di D’Annunzio fu ipotizzato a proposito di quell’eccezionale verso. Il Nostro, infatti, oltre ad essere l’Immaginifico Vate di cui tutti sappiamo, era anche un pubblicitario non meno immaginifico. Quando nel 1917 i Magazzini Bocconi di Milano vennero distrutti da un incendio, egli attribuì all’edificio ricostruito il nome di “La Rinascente”, e dette il nome “Aurum” a un liquore al profumo di arancia prodotto da una ditta abruzzese, traendolo dalla frase LEVIS PONDERIS AURUM (“l’oro dal lieve peso”, per la sua delicatezza). Sempre in Abruzzo, Gabriele D’Annunzio dedicò ad un dolce creato dal pasticciere Luigi D’Amico, il Parrozzo, i seguenti versi in dialetto pescarese che ancor oggi figurano sulla confezione: Dice Dante che là da Tagliacozzo,/ ove senz’arme visse il vecchio Alardo,/ Curradino avrie vinto quel leccardo/ se abbuto avesse usbergo di Parrozzo.
Anche Guido da Verona, ai suoi tempi assai celebre, si dette spesso alla pubblicità, sia in prosa che in versi, scrivendo, tra l’altro, un vero poemetto in onore della Rinascente, di cui si dà il brano iniziale: La Rinascente/ meta e delirio di tutta la gente/ di tutta l’industria vicina e lontana/ sia del contado che metropolitana.// La Rinascente/ che smercia tutto e non fabbrica niente/ che vende a quintali/ che vende a etti/ le merci tanto estere che nazionali/ di Senatore Borletti.// La Rinascente/ che sa vestire inappuntabilmente/ la donna, il prete, la cuoca, il gentiluomo/ con sede unica in Piazza del Duomo/ dove c’è pure come ognun sa/ la giostra magica dei tram di città/ e c’è per colmo di adornamento/ un monumento con un cavallo che prende paura/ vedendo il Duomo di strana struttura/ col buon Vittorio seduto in arcione/ preoccupatissimo della Nazione/ ma certo più ancora/ di non lasciarsi rapire dal vento/ quel suo magnifico paludamento/ che in guisa eroica sebbene posticcia/ sul regale omero fa da salsiccia.// La Rinascente/ che vi ammobilia la casa per niente/ vi inguanta, vi calza, vi offre persino/ un bollettino/ in prosa lombarda e classici fioretti/ di Senatore Borletti...
Al poeta futurista Luciano Folgore sono inoltre attribuiti questi quattro versi in onore dell’Idrolitina: Diceva un oste al vino: “Tu mi diventi vecchio/ ti voglio maritare all’acqua del mio secchio!”/ Rispose il vino all’oste: “Fa le pubblicazioni,/ sposo l’Idrolitina del Cavalier Gazzoni”.
Trilussa, infine, scrisse nel 1954 un sonetto per la Pasticca del Re Sole, la cui ultima quartina dice: Je darò le Pasticche der Re Sole,/ perché co’ quelle è certo che guarisce;/ ma se per caso seguita a sta’ male,/ è segno ch’è ‘na tosse artificiale.
Non mancherebbero altri esempi, che si tralasciano per dire che i poeti, se rinunciassero un po’ alla sacralità della vera poesia per dedicarsi a scritture poetiche d’occasione, avrebbero la possibilità di smentire, seppur in parte, il motto del “carmina non dant panem”. Io con Vito Riviello studiammo, anni fa, la possibilità di creare una società dal nome PIP (Pronto Intervento Poetico), per produrre d’urgenza versi a pagamento, in occasione di battesimi, matrimoni, corteggiamenti, abbandoni ed altro.