Era una notte amara e senza sole
il vento la faceva da padrone
sbatacchiava la porta e le tue cosce
usciva a fiotti a sbuffi a gorgoglii
da tutte le fessure del tuo corpo
la tua pelle era elastico vibrante
braccia bretelle cinghie bradisismi
brividi muti e barbarismi acuti
forcine colorate nel lenzuolo
e la tua chioma sparsa in un cassetto
si sbriciolava il volto tuo nel gesto
di un pittore cubista alla deriva.
Era una notte amara ed il tuo miele
suggevo a grandi labbra abbarbicato
latte melassa stille di sudore
bollicine di schiuma sulla bocca
remi e sartie che danzano in coperta
giù nella stiva la mia fame all'erta.
Era una notte amara e l'asfodelo
piangeva dentro un vaso di cristallo
un angelo dal manto tutto nero
passava sul mio cielo.
Era una notte amara e senza gusto
il morale era a terra tutto guasto
quarto inferiore destro ed è finito
nel secchio delle mie contraddizioni.
Nota: l'ultima strofa contiene l'anagramma morale = molare.