Conobbi il tremolar della marina
là giù colà dove la batte l'onda;
così da quella imagine divina,
con più dolce canzone e più profonda,
per l'universo penetra e risplende
a rimpetto di me dall'altra sponda.
Nel ciel che più della sua luce prende,
del quale il ciel più chiaro s'inzaffira,
che l'una costa surge e l'altra scende,
sovra tant'arte di natura, e spira
Zefiro dolce le novelle fronde
ch'ancor per la memoria mi si gira:
or ti fa lieta, ché tu hai ben onde.
(Purg. I, 117; Purg. I, 101; Par. XX, 139; Purg. XXXII, 90; Par. I, 2; Purg. XXIX, 89; Par. I, 4; Par. XXIII, 102; Inf. XXIV, 40; Purg. XXV, 71; Par. XII, 47; Inf. XXX, 135; Purg. VI, 136)
(centone dantesco)
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