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Vattene

Vipera canzone di E. A. Mario edita nel 1919 dalla Mario
(per voce maschile)

Ella portava un braccialetto strano
una vipera d'oro attorcigliata
che viscida parea sotto la mano
viscida e viva quando l'ho baciata.
Quand'ella abbandonavasi
fremente sul mio seno
parea schizzasse tutto il suo veleno

Vipera, vipera, sul braccio di colei
che oggi distrugge tutti i sogni miei,
parevi il simbolo, l'atroce simbolo
della sua malvagità

Mamma che quando sogna, sogna il vero
ha sognato di me la notte scorsa
m'ha visto per un ripido sentiero
presso una mala vipera, ed è accorsa.
E s'è svegliata pallida,
gridando pel terrore
la vipera m'avea già morso il cuore

Vipera, vipera...

Per non amarla più vo' andar lontano
ma lontano non posso rimanere
voglio il suo bacio che mi rende insano
la sua perfidia che mi fa godere.
E quando mi divincolo
ribelle a quest'amore
qualcosa mi s'avvinghia intorno al cuore

 

Vattene, parodia
(per voce femminile)

Egli provava una passione cieca
una voglia d'amore con la bava
che viscida parea torbida e bieca
ruvida e rozza quando mi toccava.
Quand'egli stravaccandosi
premeva sul mio seno
sembrava un sacco di pattume pieno.

Vattene, vattene, e togliti dai piedi
ché mi fai schifo orrore e pur mi tedi.
Tu sembri il simbolo, l'atroce simbolo
della tua bestialità.

Mamma che t'ha incontrato per la via
per il panico ha preso la rincorsa
mi ha detto: come hai fatto figlia mia
pensaci bene e sfuggi alla sua morsa.
E s'è disciolta in lacrime,
stringendomi al suo seno
terrorizzata dal tuo volto osceno.

Vattene, vattene...

Per non vederti più vado in clausura
m'allontano per non sentire il lezzo
di quel tuo corpo che mi fa paura
di quei tuoi baci che mi fan ribrezzo.
E quando sarò libera
dalle tue sporche brame
io scorderò l'odore del letame.