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Presentazione di Vito Riviello in Versi senza con senso

La poesia labirintica di Giorgio Weiss non ha una funzione ludica preminente, ma una sostanza eterodossa, una volontà di stupore, un meccanismo di difesa dall'eloquenza lirica tradizionale. Una poesia ai limiti, stanca di salmodie, che tenta di rientrare nella base dell'area giocosa attraverso le caselle dei leit-motiv, i cruciverba della parodia. Una poesia d'intelligenza che si oppone alla poesia di ispirazione, delusa da una falsa tensione morale.
All'apparenza i versi di Giorgio sillabano un mondo araldico, di emblemi e reliquie, ma nell'incanto dell'ordito, nell'ombelico della trappola, ci si accorge che quiel mondo "medievale" è un mondo aperto, ricco di suggestioni e sorprese, contraddittorio e pertanto denso di stimoli affascinanti e misteriosi. Il mondo minimale ma assoluto di don Quijote.
Anche l'apparato stilistico di Giorgio può sembrare fortemente simbolico e "provenzale". Infatti tra gli omaggi, anagrammi, dilemmi si rischia di cadere dalle mura del castello, di finire in bocca al drago. Ma tutto questo serve a preparare la scena in cui si svolgerà una poesia moderna, disinibita, pimpante, come un can can.
Non a caso Giorgio Weiss è uno di quei poeti che tra teatro e la performance d'improvvisazione non disdegnano lo spettacolo con i fratelli mimi e clowns, inserendosi in questo modo tra i poeti spettacolari più interessanti in questo momento in Italia.
La scelta preferenziale dell'acrostico sta a confermare, se ve ne fosse bisogno, la scelta di Weiss sull'uso dei materiali umili, desueti, snobistici, invecchiati, raffinati, insomma paradossali, e il gusto, tutto ironico, per la poesia d'occasione.
In definitiva una poesia che si finge delle regole, dei sistemi o dei generi per dribblare l'eccesso sentimentale di natura lirico-idrica (lidrica) nascosto nella poesia italiana d'ispirazione e opporgli l'estro libertario della poesia d'invezione.

 

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