Puote omo avere in sé man violenta
ruine, incendi e tollette dannose;
guastatori e predon, tutti tormenta.
Veramente più volte appaion cose
del viver ch'è un correre alla morte,
morte per forza e ferute dogliose.
Esta selva selvaggia e aspra e forte
di lacrime atteggiata e di dolore
che dura molto, e le vite son corte.
Come procede innanzi dall'ardore
ch'un anima sovr'altra in noi s'accenda,
che paia il giorno pianger che si more?
E come e quare, voglio che m'intenda,
ché di giusto voler lo suo si face:
come convien ch'igualmente risplenda
d'aprir lo core all'acque della pace.
(Inf. XI, 40; Inf. XI, 36; Inf. XI, 38; Purg. XXII, 28; Purg. XXXIII, 54; Inf. XI, 34; Inf. I, 5; Purg. X, 78; Par. XVI, 81; Inf. XXV, 64; Purg. IV, 6; Purg. VIII, 6; Inf. XXVII, 72; Purg. II, 97; Par. II, 105; Purg. XV, 131)
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Poesia pubblicata sul quotidiano Avanti!