skip to content

"Il gioco, il corpo, l'eros - Il teatro della parola" di Antonella Micaletti

Erotica ed ironica, divertente ed acuta, la parola poetica di Giorgio Weiss guizza e volteggia, si dipana e si trasforma, pronta sempre a rispondere e a colpire, ad ammaliare e a consolare, innamorata di se stessa come in un monologo di "Don Giovanni" o di "Cyrano". Racconta ma lascia che il fatto si aggrovigli alla sua declamazione; dice, ma la cosa si scherma dietro al suono dal quale si lascia sensualmente rendere corpo.
La poesia di Weiss avvolge il lettore e lo costringe ad un ruolo di ascoltatore senza il quale non potrebbe altrimenti vivere.
La parola è, infatti, sempre voce declamante, fisicità spettacolarizzata, nodo di percezione tra il poeta ed il lettore che in un certo senso è sempre spettatore. Il fruitore legge, ascolta e vede insieme quella parola che rifiuta il ruolo elegiaco ed alto a cui la letteratura l'ha relegata e ride, sbeffeggia e declama sulla piazza della fruizione. Dissacratrice, la parola di Weiss rifiuta ogni canone ed ogni affermazione, ride degli altri e di sé ogni qual volta si intenda asserire una qualunque verità.
In linea con la più profonda coscienza moderna, il riso in Weiss separa, allontana, frammenta, innesca meccanismi di dubbio e di contraddizione nelle verità e nelle apparenze certe: è vero tutto ed il contrario di tutto - ed una eco risuona da Pirandello e da Nietzsche. Ma la problematicità gnoseologica contemporanea non può smorzare la forza della parola, è vera per una sua intrinseca forza vitale. L'elemento erotico accentua la componente sanguigna e latina attraverso la quale Weiss irride al modello neoavanguardistico, più meccanico e sperimentale. Ma egli finisce con l'irridere al suo stesso verso che presto si rivela suono, gioco e voce e teatralità. L'erotismo di Weiss è quello della letteratura del '600 e del '700 - verbale, virtuosistico-teatrale, appunto. Come il suo riferimento letterario più apertamente dichiarato: Arrigo Boito, poeta, ma anche librettista ed autore di giochi linguistici. E come l'unico personaggio che compare nella sua poesia - Don Giovanni - in cui eros e verbo sono un connubio sensuale che si confonde con la vita. La parola di Weiss ha bisogno di essere corpo e l'urgenza si serve degli elementi più antichi e più antropologicamente connaturati all'uomo: il riso, il gioco e l'eros.
Attraverso questi tre momenti Weiss riesce a definirsi all'interno di una dimensione che nega categorie definitorie: la sua poesia, non propriamente neoavanguardistica, non è elegiaca, non è specificatamente erotica, e non esclusivamente giocosa. La perpetua contraddizione è il suo modo di affermare la piena significazione della parola e della poesia, che dichiara la propria valenza fondativa nella molteplice pluralità dell'espressione. Il riso contraddice, dissacra e la coscienza moderna ride, di sé e del disperato tentativo di raggiungere un centro. Labile parvenza di verità è la concretezza fisica del verso che vive la sua oralità, la sua teatralizzazione, innamorato di sé, del proprio suono e del proprio meccanismo costruttivo.
Sul meccanismo di contraddizione e di negazione sono strutturati tutti i componimenti che non si definiscono esclusivamente come cruciverbismi, acrostici o anagrammi. Per esempio "La poesia" apre con uno stile da fiaba - il poeta incontra una ranocchia, la bacia e questa diventa una splendida fanciulla - ma subito dichiara che si tratta di una storia vera e che nel crederci sta il senso più profondo della poesia. Perplessità e dubbio non possono che prevalere alla fine della lettura: è una fiaba che simula una storia vera o è un inganno? È vera o falsa l'affermazione finale?
Ancora più intricato è il meccanismo di "I versi fan male alla salute". La poesia fa male alla salute, afferma Weiss, provoca strani sintomi e gravi malesseri, il fisico ne viene colpito e danneggiato in maniera irreparabile, e la morte non rende giustizia a tutto questo patire. Non sarebbe giusto altrimenti, egli aggiunge, visto che il lavoro della poesia elegiaca e sentimentale non comunica che tristezza, lamento e disperazione. Chiude con una considerazione dissacratoria sul grande recanatese, sulla sua igiene, sulle sue abitudini.
Tutto questo, però, viene repentinamente smentito da una nota finale nella quale dichiara che la sua composizione vuole essere una manifestazione di stima nei confronti dell'attività poetica e che il diverso risultato dello scritto è stato causato dalla regola stilistica fondamentale che lo sottende e che lo muove: il componimento vuol essere semplicemente un lipogramma in O.
Contraddizione e negazione lasciano comunque emergere gli elementi già indicati come fondamentali: il meccanismo costruttivo, il gioco, la fisicità, la corporeità della parola.
Un ribadimento ulteriore della sensualità del verso è il componimento "Il colore della poesia" in cui al gioco di attribuzione dei diversi colori, alle forme di scrittura si innesta, sotteso, un duro giudizio critico dissacratorio. La lontananza di Weiss dalla poesia elegiaca, polemica ed irriverente, si ripete molto spesso: si è già menzionato questo elemento a proposito dei due brani appena citati e si ripete, per esempio, in "Quelli del Sud" ed in "Versi lunari di un vate errante"; e soprattutto nella seconda dove un riferimento esplicito alla poesia di Leopardi viene ridotto ancora una volta ad esclusiva occasione di sperimentazione linguistica - un altro lipogramma in O.
L'irriverenza di Weiss diventa ancor più libera dai riferimenti oulipiani ed avanguardistici quando, oltre alla teatralità della denuncia e della polemica, la sua poesia si fa libero gioco volutamente provocatorio e scandaloso, con tema ovviamente erotico. Per esempio in "Quandoque dormitat" ed in "Io non sono avverso al sesso" l'elemento giocoso si dipana in una formula declamatoria, quasi giullaresca, divertita della propria stessa possibilità scandalistica. Qui l'elemento erotico si chiarisce come esclusivamente verbale e giocoso, fisico ma astratto, cerebrale e leggero: divertente.
E quando l'atteggiamento declamatorio e giullaresco non basta, la fisicità e teatralizzazione del verso si fa immagine: Don Giovanni sommerso da seni ad uno dei quali egli si tiene stretto come ad un palloncino e col quale vola via è un disegno eloquentemente narrativo ed accompagna le poesie come nei cantastorie della tradizione. La capacità espressiva del racconto e della parola, come nella grande tradizione antropologica, si fa momento ludico e teatrale.

 

 

 

 

Luigi Ontani  Iris irride iride china, acquarello, cm 93

 

Testi pubblicati in allegato a "Il Teatro della Parola":

1.) Io non sono avverso al sesso

2.) La Poesia

3.) Versi lunari di un vate errante

4.) Non plus ultra

5.) I versi fan male alla salute