Il primo agosto mentre attraversavo
piazza navona e il sole del meriggio
disfaceva l'asfalto una ranocchia
colma di sete e screpolata ed arsa
ho raccolto da terra e ad una morte
prematura l'ho tolta disegnando
una stella propizia sul cammino
saltabeccante della sua goffagine
a misura di stagno
"uno stagno che affossa giunchi e nubi".
Ila Ilaria - era il suo nome - mi ha guardato svaporata
sorridendo tra le pieghe della fronte corrugata.
L'ho baciata. In quel momento d'improvviso il gracidio
si è tramutato in canto
dalle spoglie della rana una splendida fanciulla
è sbocciata dal nulla.
Il primo agosto chi avesse veduto
una coppia felice attraversare
piazza navona sotto braccio e avesse
difficoltà a capire che si tratta
di una storia assolutamente vera
purtroppo non saprà mai cosa sia
la poesia.