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Versi

Quando la poesia è foriera di imperituri sentimenti di amicizia

 

Inediti di Elio Filippo Accrocca, Gaio Fratini, Mario Lunetta, Anna Piccioni, Vito Riviello, Gianna Sarra, Maria Luisa Spaziani, Raffaella Spera.

 
 

Da Gaio Fratini
 
 Che resti Giorgio Weiss in questa grande
"Rivolta delle Muse" estrosa "sciabola"
alla Stecchetti. Recitar potremmo
all'infinito il Bembo e non il Memmo,
con l'epigramma che diventa Favola
Eterna per Lolite e Seste Età.
Umbri ingaggi per Giorgio ci saranno:
Orvieto, Città della Pieve, Perugia:
tra Poeti Bizzarri, o Gloria: indugia
o luce "di fiammiferi svedesi"!
Diventiamo uno Stabile ambulante,
metrica pendolare! Gli ex lege
della Poesia! I fratelli De Rege!
(Fra Ragazzoni vidi e Palazzeschi
ridere i più reietti, afosi teschi.
Certo l'Umbria è più tarda di un becchino
che balli il tango con l'ex Iervolino).

 

Malia

Scegliti i versi greci e ottocenteschi,
e rinascimentali e di Roncalli,
(avo del Papa Santo) e di Alamanni,
dedicati agli avari, ai becchi, a tresche
di cortigiane (oh strabici malanni
di poetiche stitiche! Questi Anni
Duemila hanno ridato agli Epigramma
Luce Totale, Amori senza Inganni).
Io ti scrivo dal bar della stazione
Fabro - Ficulle - e in più Montegabbione.
La lettera d'amore che già ho in mente
è una tragica cronaca recente:
l'Antologista del "Caffè" che dedica
l'opra alla figlia ardente di Vicari
e nel transfert del Padre a Orvieto medita
un clamoroso suicidio in senari.
Ma all'osteria dei guitti incontra il Baffo,
entra in rissa gli dà un sonante schiaffo,
l'ostessa Gaspara Stampa poesie/porno
le scrive, ottiene l'amnistia,
eterni lauri per l'Antologia
piena di fallocratica Malia.


Da Mario Lunetta
 
 


 Da Anna Piccioni
 

 
 
 

 da Gianna Sarra
Dedica con anagramma

 

O Giorgio nei tuoi versi
LEPIDO GIOCA AMOR
e a trovare le rime
non ti attardi:
dei poeti giocosi
tu sei quasi il
GIACOMO LEOPARDI.

 

 

 
 

 
 
 
 

da Biagio Arixi
in "Violenza immaginaria", Società di Poesia & Pellicano Libri, Milano 1984

Clowns*

Chi rideva era un clown
nell'autentica festa
preparata per noi, ospiti
inconsueti in una casa
d'artisti.
Il clown scherzava
con accanto una bimba.
Era piccola, brutta,
anche lei mascherata
con un nasone finto
del rosso più scarlatto.
E noi clowns ridevamo
dei clowns. Di battute
sagaci che ci lasciavano
come cristi in croce
a meditare una realtà
che quella vera voce
rendeva più feroce.

*Poesia scritta in occasione di una festa con l'animazione di  un clown in casa Weiss

Teresa Docimo 24/04/2006

Domenico Sacco