I cugini Turrisi, pseudonimo sotto cui si nascondono gli autori di questo volume, affermano di essere timorosi di venire allo scoperto, consapevoli che l'aforisma è un genere nobile, appannaggio di scrittori affermati.
In effetti, i nostri autori vanno ad aggiungersi, con i loro aforismi, ad una lista infinita, non solo di poeti, romanzieri e filosofi, ma anche di scienziati, musicisti, giornalisti, avvocati e medici; tanto è vero, a proposito di questi ultimi, che Aforismi è il titolo di una importante opera della scuola ippocratica e, nel medioevo, i precetti di medicina venivano, per l'appunto, chiamati aforismi.
Quest'uso del termine "aforisma" in campo medico è suffragato da Dante, che, all'inizio del canto XI del Paradiso, osserva che non è vero filosofo chi si dedica al diritto o alla medicina, al sacerdozio o ad altre cure civili, a fini di lucro e non libero da interessi economici. Per dire "precetti medici" Dante usa il termine "aforismi".
O insensata cura de' mortali,
quanto son difettivi sillogismi
quei che ti fanno in basso batter l'ali!
Chi dietro a iura, e chi ad aforismi
sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
e chi regnar per forza o per sofismi,
e chi rubare, e chi civil negozio;
chi nel diletto della carne involto
s'affaticava, e chi si dava all'ozio,
quando, da tutte queste cose sciolto,
con Beatrice m'era suso in cielo
cotanto glorïosamente accolto.
Attualmente per "aforisma" non s'intende più un precetto medico, bensì, in senso più ampio, una massima, una norma di vita, una sentenza filosofica che esprima, in modo conciso, verità derivanti dall'esperienza.
Gli aforismi, questi sapidi sprazzi di arguzia, un genere letterario che sta tra l'epigramma e il proverbio, potrebbero essere forse definiti esempi di una saggezza in pillole, ossia una sorta di farmacia dello spirito (come li ha definiti Roberto Gervaso nel suo Il grillo parlante), oppure, meglio ancora, potrebbero essere indicati quali il frutto di una "saggezza predigerita", come, con la sua inarrivabile ironia, ha fatto Ambrose Bierce nel suo Dizionario del diavolo.
Per Giovanni Papini, come appare dall'incompiuto Dizionario dell'omo salvatico, l'aforisma è "una verità detta in poche parole - però in modo da stupire più di una menzogna".
Il più profondo tra gli aforismi (sempre secondo Papini) sarebbe quello di Lord Palmerston: "La vita sarebbe sopportabile se non ci fossero i piaceri".
Karl Kraus, un autore che di aforismi se ne intendeva molto - vedi i suoi libri Detti e contraddetti e Pro domo et mundo - ha affermato che l'aforisma non coincide mai con la verità: o è una mezza verità o una verità e mezza.
A sua volta, Dino Basili, ne I violini di Chagall, dà questa fantasiosa riflessione sull'aforisma:
"Affermano che l'aforisma è una saetta. Meglio paragonarlo a una lucciola: il piccolo chiarore intermittente, il percorso imprevedibile, l'estrema precarietà. Un libro di aforismi è uno sciame di lucciole."
Prima di spendere qualche parola a proposito dello sciame di lucciole che questa sera, guidate dai cugini Turrisi, brilleranno in questa sala, vorrei indicare le caratteristiche, tra le più essenziali, che un valido scrittore di aforismi deve possedere.
Lo scrittore di aforismi deve essere innanzi tutto un fine e acuto osservatore, deve avere il dono della concisione, e possedere, in non scarsa misura, un sottile umorismo, punte di sarcasmo, una buona dose di cinismo ed una sotterranea e profonda vena pessimistica.
A questi ingredienti di primaria importanza va aggiunto un linguaggio chiaro e diretto.
"La lingua - scrive Oscar Wilde nel De Profundis - deve essere accordata come un violino; e proprio come l'eccesso o il difetto di vibrazioni nella voce del cantante o il tremito della corda falsifica la nota, così l'eccesso o il difetto nelle parole guasta il messaggio".
Oscar Wilde - che, pur non avendo mai scritto una vera e propria raccolta di aforismi, è una inesauribile miniera di detti, battute e paradossi, che ne fanno uno dei più apprezzati autori di questo genere letterario -prediligeva dare alle sue frasi un senso che spesso non coincide esattamente con il loro significato letterale; e ciò attraverso l'ambiguità, l'equivoco e il paradosso.
Quello del paradosso è, sì, un meccanismo che - come ha osservato Umberto Eco nel suo Narciso in tribunale -poggia su un sistema abbastanza monocorde di rovesciamenti; ma è innegabile che la moderna riscoperta del paradosso, con i capolavori di Laurence Stern, Lewis Carroll e Wilde, ha valorizzato il misterioso fascino dell'assurdo e del nonsense, mettendo in gioco le posizioni assiomatiche della vecchia morale, e contribuendo a scardinare le convenzioni comuni, quelle che pretendono di soppesare il giusto e l'ingiusto, il bene e il male in termini schematici e generali.
Secondo Oscar Wilde, "il cinismo è semplicemente l'arte di vedere le cose come sono e non come dovrebbero essere". E di questo cinismo, o comunque di scetticismo (un atteggiamento proclive al dubbio e alla negazione), i nostri autori sembrano meritoriamente provvisti.
Anche quando si appoggiano al gioco di parole, le massime dei cugini Turrisi serbano sempre l'atteggiamento critico di chi condanna il filisteismo, attraverso un polemico dileggio di talune insane regole e usanze della nostra società.
Gli aforismi dei cugini Turrisi sono divisi, per argomento, in dieci sezioni: da Amori e cuori a Denari, da Illusioni a Disincanti, da Teatro del mondo a Religioni, da Politica e giornalismo a Salute, da Sicilia nord-sud a Roma e dintorni.
Io vorrei provare, invece, a distinguere quelli che si basano sui giochi di parole, come, ad esempio:
• Voleva cimentarsi con un giornalismo di battaglia, si inabissò in un giornalismo di marmaglia.
• Per un colpo di testa scrive su una testata che gli ha dato alla testa.
• Nuova espressione per definire un uomo assoggettato al potere: un lecché.
• Politicopoli: l'antica alleanza tra imprenditori e prenditori.
• Ingegnere ambientalista progettò impianti di riciclaggio dei rifiuti che non si realizzarono mai: un sogno nel cassonetto.
• Possiamo mai avere certezze, in economia, noi italiani quando parliamo una lingua che nel dire "consistenti" sottintende "con sì stenti?".
• Menopausa: amabile richiesta femminile di intensificare i rapporti sessuali.
• L'amore ha due volti: il dottor Jekyll e Mr.Aids.
Quelli scritti sulla scorta di una esperienza di vita regionale:
• Il pentito di mafia: da delatore a relatore.
• Il Sud ad un bivio economico: o incravattati o incaprettati.
• "Sciara": terreno di natura lavica, incolto e incoltivabile. Probabile etimologia dell'indice di gradimento TV "share", ovvero la percentuale di incultura.
• Santapaola. E perché no Santabarbara?
E, infine, quelli che sono più legati al paradosso:
• Giovane Polifemo dal cavalcavia autostradale: colpire Nessuno per sentirsi qualcuno.
• 11 novembre San Martino: come disfarsi di un mantello e passare alla storia.
• Ostentava una povertà al di sopra dei propri mezzi.
• Ho scoperto che Dio non esiste. Non so più a che santo votarmi!
• Le chiare questioni di principio hanno sempre un oscuro fine.
• Non sapendo che pesci prendere smise di pescare nel torbido.
• Sognavamo di fare una vita speciale. Ci troviamo a fare i conti con un'esistenza speciosa.
• Assegno scoperto: quando lo scopri è sempre troppo tardi.
• Il denaro non ha odore? Prova a tirarlo fuori da una latrina.
• Lei: "Pensi sempre solo a quello!". Lui: "Sì! Ma in tanti modi diversi".
Non mi resta che concludere, augurando le migliori fortune al libro dei cugini Turrisi. Si tratta di una pubblicazione che non potrà che essere utile ai lettori, sempre che si voglia seguire l'avvertenza cara a Georg Lichtenberg, che consigliava di usare le sue massime come uno specchio per osservare se stessi e non come un cannocchiale attraverso il quale guardare gli altri.
Il migliore degli auspici sarebbe quello di un successo grande come quello riscosso da Oscar Wilde. A proposito del quale George Bernard Shaw ebbe a dire: "Anche se Wilde non fosse stato altri che un semplice dandy, i suoi aforismi gli avrebbero ugualmente consentito di stare, negli scaffali, a fianco di La Rochefoucauld e delle sue Massime.