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Percorsi per-versi d'una chimera

Quand'era chiara e viva la memoria
dimentichi mai s'era d'una storia
che ai nostri giorni appare misteriosa
e chiusa al molto intender d'ogni cosa.

Era allor che vivea la meraviglia
e gli occhi emergean dalla boscaglia
chiamati a una visione millenaria
composta di alambicchi e merce varia.

Basilischi, megere, mostri e maghi,
chilopodi giganti, làmie e draghi,
cavalli alati e chiome serpegianti,
alchimie antropomorfeggianti.

Chi era mera leggenda or è umano
sol la chimera resta un sogno vano.

C'è chi ancor canta per ogni emergenza,
chi su due ruote mena l'irruenza,
c'è chi primeggia nei quiz culturali,
chi muore e poi rinasce negli annali.

Chi di Minerva suscitò grand'ira
or bruciacchia chi per mare gira
tutt'or si chiama Cerbero un guardiano,
chi fu Megera ora non l'è invano.

Chi era mera leggenda or è umano
sol la chimera resta un sogno vano.

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Chiaramente farà bella figura
chi esclamerà: "Mostro di bravura!"

 

(endecasillabi a rima baciata) 

Pubblicato in "Chimere - Esercizi Finzionari" - Biblioteca Oplepiana n.26

 

L'esercizio oplepiano nasce con l'intendimento di rilevare, attraverso la composizione poetica che verso per verso espone le lettere di "chimera", il singolare destino della mostruosa figura fantastica che nonostante la sua crudele abitudine di far fuoco e fiamme dalle terribili fauci, non è riuscita a trovare, rispetto ad altre consimili figure, una concia sistemazione nel nostro attuale linguaggio che le rendesse merito nella modernità. Come è invece avvenuto per le Sirene (v. 15), i Centauri (v. 16), la Sfinge (v. 17), l'Araba Fenice (v. 18), Medusa, Cerbero, Megera e mostri vari.
Forse Chimera avrebbe anch'essa meritato un'attuale raffigurazione  legata alla sua vera natura piuttosto che il significato di "pia illusione", assolutamente contrastante con la sua innegabile ferocia.

 

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