Presentazione dello speciale "La poesia giocosa"
Manieristi immani dalle maniere mancine, stilisti (e pur stiliti) di stiletti armati e sempre ostili alla mera stilistica, maniaci manipolatori di manieri e castelli in aria, allitteratori alitanti in consonanza, fochisti artificieri di fuochi d'arte o d'artificio, ghiribizzosi bizzosi, acrobati acrimoniosi, speciosi giocolieri e giullari della peggiore specie, ostici facitori di acrostici, insensati autori di nonsense, satanici assertori del riso satiresco, baldanzosi adepti berneschi e ribaldi seguaci burchielleschi, inventori e sperimentatori burlevoli d'ogni sorta e sorte, parabolani iperbolici, analizzatori decompositori corruttori di aulici linguaggi o lignaggi, "labirinti con una sola porta e mille ambagi", adoratori ed adulatori di anfibologie, controsensi, doppi e tripli sensi, antifrasi, mbiguità, malintesi, dubbi e oscurità, epigrammisti, anagrammisti, contorsionisti, canzonettisti e canzonatori, perturbatori delle masturbazioni semantiche, "grands rhétoriqueurs" e rimatori leporeambici siate i benvenuti nella inospitale, algida, orrida e deserta Terra del Fuoco.
È questo un territorio vietato a tutti i poeti che si dichiarino e si rivelino elegiaci, profetici, lirici, sentimental-patetici, anemici, teosofici, ipertrofici ed orfici. E se costoro, aridi aedi, vacui vati, fatidici pitoni e pitonesse, negromanti prosastici e prostatici, osassero venire a noi, tra voli di gabbiani e rampicanti in fiore, siate pur certi che, al grido liberatore di "tri tri tri fru fru fru uhi uhi uhi ihu ihu ihu" giungeranno al galoppo - "farafarafarafa, tarataratarata, paraparaparapa, laralaralarala!" - Palazzeschi e i suoi colti italici accoliti: il sommo Dante in testa, e poi il Boccaccio dell'Amorosa visione, Michelangelo Buonarroti il Giovane, Tommaso Stigliani, Antonio Malatesti, Teofilo Folengo, Matteo Maria Boiardo, Lorenzo Lippi, Arrigo Boito e pochi altri ma buoni, lasciando ovviamente fuori Petrarca, nonostante l'auretta che attorno gli spira.
Dio li abbia in gloria questi nostri progenitori, che bene hanno saputo usare del linguaggio poetico e dei suoi accostamenti, legami o slegamenti, alternative di senso e significazione, in un coacervo di figure giocose. Noi epigoni dobbiamo accontentarci per adesso di un posticino o, meglio, di un posticcio nella Terra del Fuoco: siamo un'eletta rappresentanza (piuttosto casuale) e molto ristretta (chi più ne ha più ne ometta) dei poeti in gioco nell'epoca attuale, dall'ormai famoso Emilio Villa all'ancor famelico (di onori e gloria) estensore di questo preambolo