Ad una prima lettura questo volume di Alessio Colarizi Graziani, così ricco di notazioni poetiche, psicologiche, diaristiche, visive ed esplicative, potrebbe sembrare non dare adito ad interventi o contributi critici che non risultino superflui o ripetitivi.
L'autore, infatti, in un campo quale quello poetico, non raramente costellato di contorsioni semantiche, impenetrabili buiori, concetti reconditi ed ermetismi vari, ha la prerogativa di scrivere chiaramente e, oltretutto, ha il vezzo e il vanto di offrire al lettore una folta messe di ragioni interpretative.
Il nostro sapiente ermeneuta, peraltro, nel dare spazio alle sue composite interpretazioni e chiose espositive, non si limita, di fatto, a svolgere una mera funzione illustrativa dei testi, ma, a mio avviso, cerca di creare un insieme omogeneo, in cui i suoi versi siano innestati in un più ampio tessuto linguistico, che non si discosti mai dal versante poetico.
Questa operazione, se fa correre il rischio di vanificare, anche se in parte, quel misterioso e occulto fascino che è proprio del linguaggio poetico, riesce tuttavia a stabilire una maggiore complicità e intesa fra l'autore e i lettori.
Ad esemplificazione, leggiamo la poesia Azzurro, che recita: Sopra le nuvole:/ Azzurro;/ E mentre piove/ Mi sgrullo, mi sbiocco/ Ai raggi del sole che so.
Questi versi vanno uniti ad una nota in appendice in cui si spiega che, anche "quando sopra di noi ci sono le nuvole", non bisogna dimenticare che "sopra le nuvole c'è il sole". Una affermazione che implica la considerazione che anche quello che non si vede materialmente, pur tuttavia esiste.
L'atteggiamento filosofico di questa nota esplicativa viene dall'autore venata di ironia, in quanto egli aggiunge che tutto ciò "lo sa bene l'ottimista e, naturalmente, chi viaggia in aereo!". Un'arguzia, questa, che è convenientemente accompagnata da un disegno scherzoso in cui un omino sgocciolante di pioggia guarda estatico uno splendente sole.
La locuzione "mi sbiocco", di origine dialettale, potrebbe, poi, suscitare qualche perplessità se l'autore non ci spiegasse che va intesa come liberarsi "dalle ali protettrici della biocca (chioccia) o, volendo, da ciò che è superfluo, dai bioccoli".
Il poeta, infine, consiglia, nel caso di una pubblica lettura, di accompagnare il verso ai raggi del sole che so "con un gesto della mano destra che si solleva ad indicare il sole".
Apparirà quindi chiaro, senza bisogno di altre prove, il vantaggio per i lettori di un tale affastellarsi di spiegazioni, se si pensa che: la morale di una poesia è talvolta difficilmente raggiungibile; la lingua italiana è ricca di regionalismi non sempre di facile lettura; i dicitori di poesia si trovano spesso nell'imbarazzo quando non riescano ad avere lumi dagli autori.
Nei componimenti giovanili del Colarizi, e particolarmente nel poemetto La battaglia delle linee, il processo creativo si realizza attraverso una trascinante e lunga sequela di concatenazioni visive e allusive; una geometria perfetta e allucinata racchiude nelle sue linee obbligate questo singolare percorso poetico.
Nelle successive composizioni sembra invece prevalere la brevità dell'epigramma. La preferenza del poeta per l'epigramma, inteso, in senso lato, quale poesia breve d'ambito chiuso, tale da consentire l'esaltazione del pensiero nella maniera più esauriente, senza preoccupazione di coordinamenti e risalti anteriori o postumi, non è stata, di certo, dettata all'autore da un limite della sua creatività.
L'espressione appare nascere in lui come premio e frutto di molte disamine, succo di infinite scoperte, compendio di svariate rinunce, e il discorso si esaurisce, naturalmente ed esaurientemente, nel giro di un breve periodo, come gli esempi sotto riportati hanno modo di mostrare.
Trema la foglia,/ Eppure non c'è vento./ Quando ti guardo,/ Mi stacco/ E volo/ Prima dell'autunno. (Autunno)
Sfogliarti/ Come poesia./ Respirarti/ Come vita./ Amarti/ Come barbaro./ Stringerti/ Come ricordo,/ Come, bambino, belle sulla spiaggia/ Conchiglie solitarie già scomparse,/ Preziose fra le dita. (Cristina)
La vita è un esile motivo/ Rubata ad un passante sconosciuto,/ Spinto dal vento/ Di bocca in bocca,/ Di cuore in cuore,/ Fino a scordare l'ultimo/ Chi l'abbia cantato per primo. (Origini)
Piovono gocce di morte/ E il mio ombrello ha qualche buco. (L'ombrello).
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| Disegno di Laura Kibel a commento della poesia "L'ombrello" |
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