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Manifestazioni culturali nello Studio del Canova

Galleria d'Arte Il Canovaccio a Roma

Nel volume "Dal Canova al Canovaccio - cronache di uno studio" (Fratelli Palombi Editore, marzo 2001) Alberto Arcioni, parlando delle performance eseguite da Giorgio Weiss nella sede del "Canovaccio", ha scritto:

Se un certo giorno non si fosse svegliato con la voglia della poesia, avrebbe continuato a fare il giudice per tutta la vita senza sapere se sarebbe stato felice o infelice e tutti noi non avremmo avuto il piacere di conoscerlo e il diletto di ascoltarlo. Ma forse in lui la vocazione era solo sopita.
Sto parlando di Giorgio Weiss, un uomo colto, un simpatico chiosatore che si è buttato a capofitto in una avventura del tutto particolare, quella di una promozione della parola poetica ricorrendo a espressioni in libertà, antiletterarie, giocose nel senso di gioco linguistico, ottenendo, come si dice oggi, un alto indice di gradimento tra gli addetti e i non addetti ai lavori.
Epigrammi, anagrammi, lipogrammi, tautogrammi ed altri incastri sono il suo piatto forte, e ascoltarlo nelle sue performance è sempre motivo di sorpresa e divertimento. Quest'uomo così tranquillo e pacato, a volte un po' distratto, è capace di invenzioni, di funambolismi, di sorprese, in un mondo non da tutti percorribile, quello irreale della fantasia.
Il Canovaccio ha ospitato Weiss in varie occasioni, e i suoi frequenti ritorni gli hanno procurato tutta una serie di estimatori ed amici. Una prima volta eseguì insieme all'attrice Sandra Milo una lettura critica delle opere poetiche di Marilyn Monroe, successivamente ha presentato alcune sue composizioni dai titoli originali come: Per Paolina, La Vite e il Vino, Animali Amici Miei, e inoltre è stato promotore di spettacoli dall'invitante titolo Quando i Poeti Giocano.
Bisogna riconoscere che Giorgio Weiss a suo modo esercita una influenza salutare e benefica sulla popolazione dei poeti, quelli veri intendo, i quali in genere vivono una tormentosa esistenza, presi come sono dal dramma tra il rifiuto della realtà che li circonda e la ricerca affannosa attraverso il verseggiare di fantasticherie, di ideali che forse non raggiungono mai, ragion per cui appaiono sempre tristi, lamentosi, depressi, insoddisfatti.

 

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