Il recensore non è il giudice da cui si possa pretendere l'obiettività nelle scelte, ma un personaggio il cui metro di valutazione - non più vincolato da leggi, principi o consuetudini - dipende da criteri del tutto soggettivi legati non solo alla personale sensibilità e cultura, ma anche al proprio retroterra socio-familiare e talvolta addirittura alla propria fisicità.
È per questo che, in un primo tempo, le mie convinte e radicate tendenze verso l'arte giocosa, un genere che è punto di partenza e/o di arrivo per svariati itinerari di immaginazione, ove sempre è presente la massima considerazione per la consapevolezza teorico-formale, mi avevano messo in gran sospetto di fronte a una poesia come quella di Cristina Rosati, che lei stessa mi annunciava densa di significati, di ispirazione mitologico-intimista.
Ogni mia riserva, e i relativi peccati di "parzialità", sono però caduti alla lettura dei versi di Cristina. La sua voce, infatti, non è soltanto il drammatico esprimersi di una solitudine che si specchia nel vuoto di un trascorrere esistenziale che vede chiudersi "il cerchio del tempo" nel "nudo silenzio" di un "percorso senza stelle", ne è solamente la risultante di una felice consonanza con la grande poesia andalusa, sofferta e corposa, degli anni 30, ma è anche la controllata sintesi di una tecnica linguistica con l'emozione intellettuale: un versificare che, nel grande mare della poesia simbolista, riesce ad avere una sua precisa collocazione, non disdegnando risvolti di amara ironia e lievi squisitezze di stampo lirico-giapponesi.
L'immagine ricorrente delle mani, come quella del giglio - bianche presenze di una realtà della inesistenza, insistite lacerazioni verso una dualità forse intravista - travalicano, insieme agli altri segni o segnali che percorrono questa opera, l'ovvietà degli stessi significati simbolici, per divenire le note di uno spartito da ascoltare in rispettoso silenzio, nello scenario, sapientemente calibrato, dello spaccato di una condizione umana.
"Fissione" è un termine di matrice scientifica che indica la reazione nucleare a catena ottenuta fendendo (da qui il nome) il nucleo dell'uranio. Nella poesia di Cristina Rosati la scissione semantica si verifica a livello stesso di "fibra" (altro vocabolo che potrebbe essere in parentela col findere latino), districando e ramificando il filamento delle radici esistenziali, con i grandi temi dell'eterno, dell'incorruttibile, dell'essenza. Tutto questo, però, con l'impegno ma anche con il distacco che sono propri del gioco.
Da qui il mio accostamento e apprezzamento verso una poesia che usa temi contenutistici per lavorare qualitativamente sui ritmi e sulle scansioni, nelle viscere stesse del linguaggio.
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