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Tre addii (pubblicati in Lo Scrittore Innamorato, Ila Palma & Edizioni Associate, 1995)

I

Mia sfavillante supernova,
l'amore - osserva Nietzsche - è lo stato in cui l'uomo vede le cose estrememamente diverse da come sono.
Vale a dire che così come nella più radiosa delle albe l'amante infelice scorge impenetrabili buiori e furie di tempesta, l'amante felice, al contrario, vede sotto una luce favorevole tutto ciò che lo circonda, ed anche se il cielo è plumbeo come nelle peggiori giornate invernali, a lui appare sempre più risplendente di vivida luce.
Potrai, quindi, immaginare, dopo la nostra magica notte, quanto siano smaglianti oggi i colori, e melodiosi i suoni, e inebrianti i profumi, che invadono e stimolano le mie percezioni sensoriali. Ebbro d'amore, continuo ad assaporare il nettare dei tuoi baci e dei tuoi sospiri e, attravreso la tua bellezza, io vedo più attraenti e desiderabili tutte le forme di vita, indistintamente.
Come questa ragazza, che passa...
Grazie, amore: tu sei l'origine e causa di questa mia irrefrenabile voglia. Spero che tu condivida questa esultanza.

II

Mio giardino delle delizie,
tu sai quanto io apprezzi la soave fragranza della tua pelle ambrata su cui spesso mi adagio stordito. Uno smarrimento che tanto assomiglia al torpore che precede il deliquio e talvolta sta pericolosamente a un passo dalla sincope, quando mi è dato di godere a pieno quell'olezzante aura di bergamotto e incenso, che, intensa, si effonde dai più riposti anfratti del tuo corpo.
Tu sai quanto stimi l'alta qualità dei profumi che si sprigionano, briosamente, dalle tue sprizzanti boccette.
Un aroma acuto e penetrante, un denso inebriante vapore che si espande senza posa nell'aere... e invade inesorabilmente le stanze del mio appartamento, costringendomi poi a riprendere fiato spalancando porte e finestre.
Perdonami, amore, se per qualche tempo veleggerò solitario nei mari della mia fantasia, assaporando la vacuità olfattiva di un mondo privo degli esaltanti effluvi della tua invasiva presenza.

III

Mia premurosa amica,
a furia di cesellare e distillare ed elaborare le tormentose pagine della nostra storia la mia vista si è grandemente indebolita.
Tu che stai sempre appollaiata ai miei piedi ti sei alzata di scatto e con un complice sorriso mi hai accarezzato la testa, non appena mi hai visto inforcare gli occhiali mentre ero allo scrittoio, sopraffatta da una straripante tenerezza per quella mia incipiente menomazione.
Improvvisamente mi sono ricordato di quando, in piedi alle mie spalle, intenta a leggere le concupiscenti frasi che ti stavo dedicando, tu hai scorto i miei primi capelli bianchi e le tue ciglia si sono presto bagnate di lacrime. E di quell'altra volta in cui venni colpito da un subitaneo assopimento nel corso di un nostro elucubrato colloquio.
Tutti momenti, questi (ed altri), in cui incontenibile una torrenziale commozione trabocca in te.
Addio, mia adorata, ad evitare che, col trascorrere del tempo, i tuoi emotivi intenerimenti portino te ad una inesausta sofferenza e me a quel precoce invecchiamento che tanto ti appassiona.

 

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