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Ferlinghetti pittore

 Saggio di Giorgio Weiss dal titolo "Lawrence Ferlinghetti - pittore e poeta, lirico e politico" pubblicato da pag. 120 a pag. 134 del volume "Ferlinghetti, the poet as painter" edito dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali quale catalogo della mostra dei dipinti dal 1959 al 1996 esposti al Palazzo delle Esposizioni in Roma dal 17 maggio al 30 giugno 1996.  

 

Un artista come Lawrence Ferlinghetti, capace di esprimersi compiutamente sia in campo letterario che in campo pittorico, è la riprova della validità delle tesi, dibattute nel corso dei secoli, circa la sussistenza di elementi connettivi tra pittura e poesia.
Con questa affermazione, peraltro, non è che ci si voglia conformare alle interpretazioni estensive che i trattati critici dal Cinquecento alla metà del Settecento usavano dare delle formulazioni di Aristotele (1) e di Orazio (2), fino a sostenere una sorta di identità tra le due arti; ma si vuole soltanto rammentare che le relazioni intercorrenti tra pittura e poesia sono, sotto vari aspetti, una realtà non disconoscibile.
In tal modo non ci si discosta dalle osservazioni critiche che, numerose, hanno rilevato certune attinenze tra le due arti, come quella di Cicerone, che nel De oratore paragona l'uso delle parole da parte dei sofisti all'impiego dei colori da parte dei pittori; di Luciano, che valuta Omero "il migliore dei pittori, persino di fronte ad Apelle" (concetto riaffermato da Petrarca, che definisce in un suo verso Omero "primo pittor delle memorie antiche") e di Plutarco, che nei suoi testi, oltre a trascrivere il famoso aforisma del poeta greco Simonide ("la pittura è poesia muta e la poesia pittura parlante"), paragona l'immaginazione letteraria al colore "che è simile alla vita e ha il potere di creare un'illusione".
Fidia - rammenta Leon Battista Alberti nella sua opera De pictura - confessava di aver imparato dalla lettura di Omero come poter dipingere la maestà divina di Giove, ed anche noi - soggiunge Alberti - potremmo imparare dai poeti più e più cose utili alla pittura.
Secondo altri, i grandi pittori sono quasi sempre artisti di vasta cultura e soprattutto conoscitori della poesia, onde trarne suggerimenti, idee e soggetti interessanti.
Questa tesi del "pittore dotto", che ha tenuto banco per anni, può essere in qualche modo avvalorata dal personaggio Ferlinghetti, che ha visto la sua attività pittorica innestarsi facilmente e svilupparsi rigogliosa in un patrimonio culturale di grande spessore e in un contesto letterario di alta levatura, accompagnati da una eclettica esperienza di editore, libraio, attivista politico-sociale, critico e commediografo.

Qualche accenno agli avvenimenti che in età giovanile hanno caratterizzato la vita culturale del Nostro può essere utile a chiarire come le sue diverse attitudini non si siano manifestate negli anni tardi della sua vita, ma siano presto affiorate, accompagnando, passo passo, l'originaria passione letteraria.
Scrittore di poesia sin dalla prima giovinezza, dopo aver scoperto Baudelaire in un libro avuto in regalo; uomo di profonda cultura, formatosi sui banchi dell'Università del North Carolina a Chapel Hill, ove nel 1941 si laureò; Ferlinghetti fu lettore appassionato, negli anni universitari, dei poeti populisti Carl Sandburg, Edgar Lee Masters e Vachel Lindsay, che molto lo influenzarono (3) .
Alla fine della seconda guerra mondiale, durante la quale, arruolato in Marina, Ferlinghetti aveva partecipato allo sbarco in Normandia, egli andò a vivere a New York nel Greenwich Village, frequentò la Columbia University conseguendo una seconda laurea, prese parte ai movimenti radicali e pacifisti accostandosi all'ideologia di sinistra, e continuò alacremente a leggere e a scrivere poesia.
Nel 1948, quando era a Parigi borsista per la poesia alla Sorbona, ove preparò una tesi su "La Cité: symbole dans la poésie moderne. À la recherche d'une tradition métropolitaine", Ferlinghetti ebbe modo di frequentare l'Accademia di pittura Julien, nota per il suo "atélier libre", e La Grande Chaumière, una delle più prestigiose scuole d'arte parigine: il suo primo dipinto fu un olio su tela dal titolo Deux eseguito dopo il suo dottorato alla Sorbona.
Trasferitosi a San Francisco, cominciò a scrivere d'arte sulla rivista "Art Digest" di New York, venendo a contatto con i pittori dell'espressionismo astratto, tra cui ebbe modo di apprezzare particolarmente le tecniche stilistiche di Franz Kline, Mark Tobey e Morris Graves.
A San Francisco Ferlinghetti fu docente presso la locale Università e critico letterario per il quotidiano Chronicle; divenne assiduo frequentatore dei primi reading di poesia e del San Francisco's Poetry Center, ove incontrò poeti che sarebbero stati più tardi considerati esponenti della San Francisco Poetry Renaissance.
Cominciò poi la sua attività, tuttora in auge, di libraio con la storica "City Lights Bookstore", divenuta più tardi casa editrice specializzata nei pocket di poesia, ed assurse a personaggio-simbolo della Beat Generation.
Nonostante questa intensa e molteplice attività non cessò mai di dipingere, ché parola scritta e pittura convivono da sempre in Ferlinghetti, in una stretta relazione di conoscenza e rapporti reciproci che mai è venuta meno, anche se, per qualche tempo, è stata la poesia ad apparire come protagonista. Si pensi che - come ricorda Cherkovski - Ferlinghetti, già all'epoca del suo primo volume di poesia (Pictures of the Gone World del 1955), cercò di realizzare una percezione anche pittorica delle sue poesie, mediante un posizionamento delle parole e dei versi sulla pagina, che fosse tale da ribadire ovvero rendere meglio intelligibile il proprio messaggio poetico traducendolo in un disegno espressionistico.

Dopo aver accennato a questa duplice natura di poeta-pittore riscontrabile in Ferlinghetti, può aggiungersi, a livello cognitivo, che non sono rari gli artisti che hanno saputo unire in sé, in virtù del loro "multiforme ingegno", le qualità del poeta e del pittore, tanto da poter figurare, in alcuni casi ai vertici sommi, sia nella storia della letteratura che in quella dell'arte.
Senza avere la pretesa di farne una dettagliata indicazione, si pensi a: Michelangelo, che fu anche grande poeta, talché le sue Rime occupano un posto di assoluto rilievo nella lirica cinquecentesca; Salvator Rosa, autore di alcune pungenti Satire sulla corruzione di quei tempi, che suscitarono le ire dell'Inquisizione; Lorenzo Lippi, meno noto sul piano pittorico degli omonimi Filippino e Filippo Lippi, ma con un posto di rilievo in letteratura per il poema burlesco Il Malmantile racquistato, uscito postumo sotto lo pseudonimo anagrammatico di Perlon Zipoli; Johann Wolgfang Goethe, che fu abile disegnatore e pubblicò un libro, ricco di erudizione, sulla "Teoria dei colori"; Alberto Savinio, che nella sua poliedrica attività di pittore surrealista, musicista, compositore, narratore e drammaturgo, può vantare anche testi poetici; Edward Lear, buon pittore di paesaggi e disegnatore validissimo, noto per i suoi brevi componimenti umoristici in versi, detti "limerick" o più comunemente "nonsense"; Jean Cocteau, dotato di un talento che lo fece spaziare dalla poesia al teatro, dal cinema alla pittura; Mino Maccari, pittore e scrittore satirico; Toti Scialoja, pittore informale e autore di poesie giocose nella tradizione del "nonsense"; Rafael Alberti, Carlo Levi, Luigi Bartolini e Dino Buzzati, letterati e pittori nel contempo; sino a Scipione, Filippo De Pisis e Emilio Tadini, autori di versi eccellenti.

Possiamo azzardare, anche in senso metascientifico, che la poesia e la pittura di Ferlinghetti hanno tra di loro tratti comuni che le rendano - come si teorizzava in passato - arti sorelle?
È noto che lo stile poetico di Ferlinghetti è del tutto singolare persino rispetto ai poeti che gli sono più congeniali per il medesimo impegno politico, forza visionaria e concretezza espressiva. Egli, infatti, usa un originale processo comunicativo che, nel flusso di una travolgente e martellante descrizione di scene di vita quotidiana unite ad altri elementi eterogenei, trova mirabilmente il senso profondo della realtà delle cose. (4)
Questa straordinaria capacità di scoprire, attraverso piccoli episodi ed eventi apparentemente trascurabili, i riposti significati, politici e sociali, della nostra epoca, ha ottenuto grandi e immediati consensi presso il pubblico americano; tanto è vero che il secondo volume di Ferlinghetti, A Coney Island of The Mind, raggiunse, in pochi anni dalla sua uscita, un milione di copie vendute, un vero record nel campo della editoria di poesia. (5)
Ferlinghetti non si è mai adattato a rimanere chiuso "nel suo interiore santuario estetico a contemplare il proprio complicato ombelico" (così egli ha testualmente scritto in un suo articolo del 1958), ma ha cercato, in diversi modi, di portare la poesia fuori dalla pagina, mediante testi concepiti come messaggio orale, attraverso letture con accompagnamento del jazz (6) ovvero con il sottofondo di musica orientale (per la morte di Bob Kennedy, Ferlinghetti scrive la poesia "Assassination Raga" mentre ascolta musica indiana: i nastri con incise la musica e la poesia vennero riprodotti ai funerali di Kennedy davanti a tremila persone).
La poesia di Ferlinghetti, dai forti connotati civili e politici, è tutto il contrario di una poesia intimistica, tanto che essa viene definita dallo stesso autore come "poesia di strada"; una poesia, cioè, che si trova a suo agio in mezzo alla gente, dove un tempo veniva cantata dai trovatori.
Quanto all'impegno politico, sarebbe arduo citare gli innumerevoli interventi ai quali Ferlinghetti - uno dei rappresentanti più attivi del movimento Beat (7) - ha partecipato, nella linea di dissenso non violento antitotalitario, antimilitarista, antinucleare e antirazzista, che era caratteristica di quel movimento.(8)
Anche la pittura di Ferlinghetti ha occhi attenti per la realtà che lo circonda ed è meno interessata ad esprimere problematiche personali piuttosto che quelle che riguardano la società.
È una pittura che, con tratti che potremmo dire espressionistici e non giocata sulla gradevolezza dei colori ma sulla loro vibrante intensità, fa trapelare, al di là della superficie cromatica, lo spirito e il sentimento di viva partecipazione che la anima.
Una scarna esemplificazione di questa concezione artistica può riguardare: la Liberty Series, in cui l'autore pone l'immagine della Statua della Libertà in una imbarcazione che è spinta da una figura bendata, come metafora di uno Stato che è "nave sanza nocchiere in gran tempesta"; nella Sing Sing Series, in cui Ferlinghetti dipinge un uomo incappucciato legato alla sedia elettrica e scrive sullo sfondo "This is not a man", simboleggiando la natura disumanizzante della pena di morte che trasforma un essere umano in nessuno e ciascuno, nello stesso tempo; in Samothrace, ove egli colloca l'immagine della famosa Vittoria Alata di Samotracia nel retro di un automezzo, con la scritta "Victory" (9) sulla parte alta del quadro, a significare una vittoria della cultura popolare che si appropria delle icone delle grandi opere d'arte.(10)


In pittura come in poesia Ferlinghetti è stato negli anni assolutamente coerente; una coerenza che, pur nella diversità dei mezzi espressivi, e nonostante il trascorrere del tempo, non ha mai tradito lo spirito trasgressivo e l'atteggiamento "naturalmente" antitetico e oppositivo della Beat Generation. Una coerenza, infine, che - nonostante alcune critiche mossegli circa una scrittura che tenderebbe a rinverdire una pratica di tempi passati - suscita tuttora vecchi e nuovi consensi in un mondo che, seppur cambiato, non ha superato del tutto pregiudizi ed errori passati; così da fargli meritare, per la rinnovata attualità delle sue intransigenti posizioni, celebrazioni continue, dal Festival Internazionale di Poesia Polifonica organizzato a Parigi nel giugno 1980 (in cui venne commemorato il venticinquesimo anniversario della fondazione della casa editrice "City Lights"), al "Lawrence Ferlinghetti Day" tenutosi a San Francisco nel settembre 1977, sino all'intitolazione a suo nome, nel 1994, di una via che costeggia la sua storica libreria.
In questi ultimi anni la pittura prende sempre maggiore spazio: Ferlinghetti quasi giornalmente si reca nello studio a lavorare alle sue grandi tele, fortemente assorbito da questa vecchia passione che ora ha preso il sopravvento, sino al punto da fargli dichiarare, in una sua recente intervista: "I'm not writing at all now .... I'm only interested in painting".
Oltre che alla pittura, Ferlinghetti sembra avvicinarsi sempre più alle sue origini italiane, alla ricerca di quel padre lombardo, emigrato da Chiari in provincia di Brescia verso gli Stati Uniti, che non ha potuto conoscere perché deceduto poco prima che egli nascesse.
La Mostra del Palazzo delle Esposizioni a Roma giunge tempestiva a sottolineare la crescente affermazione della pittura di Ferlinghetti, nonché il desiderio di questo artista di ritrovare una patria d'origine mai dimenticata, anche sotto l'aspetto linguistico, com'è rimarcato dal fatto che egli, dopo aver dato al suo primo figlio il nome in italiano di Lorenzo, preferisce firmarsi oggi "regalmente" con il nome di Lorenzo I.



Note

1.) Nella Poetica Aristotele sostiene la pari possibilità dei pittori e dei poeti di raffigurare liberamente la realtà.
2.) Con la famosa similitudine "ut pictura poesis" contenuta nell'Ars poetica Orazio indica che sia i pittori che i poeti hanno a propria disposizione mezzi espressivi di tipo realistico ovvero impressionistico.
3.) Egli stesso nel 1975 scrisse una poesia intitolata Manifesto populista, i cui primi versi dicono "Poeti, uscite dai vostri studi,/ aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte,/ siete stati ritirati troppo a lungo/ nei vostri mondi chiusi", casualmente richiamando la famosa prima quartina della poesia Apriamo i vetri! di Domenico Gnoli (sotto lo pseudonimo di Giulio Orsini): "Giace anemica la Musa/ sul giaciglio de' vecchi metri./ A noi, giovani, apriamo i vetri,/ rinnoviamo l'aria chiusa!".
4.) Spesso, peraltro, le poesie di Ferlinghetti hanno per argomento la pittura. Possono citarsi la prima e l'undicesima poesia di A Coney Island of the Mind, dedicate alla pittura di Goya e di Morris Graves, nonché Special Clearance Sale of Famous Masterpieces (da Starting from San Francisco), in cui l'autore, suggestionato dal Pensatore di Rodin con la mano sul mento, si vede in un immaginario museo tra una serie di soggetti che ponderano con la mano sul mento insolubili problemi.
5.) "L'essenza della poesia - dice il grande poeta gradese Biagio Marin, fedele cantore della propria terra - consiste nella possibilità di astrarre la quotidianità e convertirla in eredità.
6.) Si veda la seconda parte di A Coney Island of The Mind, intitolata Oral Messages con sette poesie concepite specificamente per l'accompagnamento del jazz, in uno stato - avverte l'autore - di continua disponibilità al cambiamento.
7.) La denominazione Beat Generation prende origine dal verbo battere, per cui farebbe riferimento a una generazione "battuta", ma Ferlinghetti interpreta diversamente il termine "beat" e sostiene, sorridendo, che la vera etimologia risiederebbe nel vocabolo "beatitude". (Si noti che Ferlinghetti negli anni Sessanta fondò con Allen Ginsberg e Bob Kaufman una rivista intitolata proprio Beatitude).
8.) "Tutta l'arte mi sembrava priva di senso - ebbe a scrivere Georges Grosz - a meno che non servisse come arma nell'arena politica: la mia arte doveva essere spada e pistola".
9.) "This is not a man", "Victory" e altre scritte appaiono sovente nei quadri di Ferlinghetti: un'usanza abbastanza diffusa nel mondo dell'arte che unisce parole e pittura nell'intento di ampliare, tradire ovvero sottolineare i significati dell'immagine.
10.) In una recente nota critica apparsa su The Sun, in occasione della mostra di opere e disegni di Ferlinghetti presso l'Università della Mariland Baltimore County, si osserva che "trovandosi in accordo oppure in disaccordo con le idee che sono alla base dei lavori di Ferlinghetti, bisogna comunque ammettere che egli può esprimerle in un modo vigoroso, altrettanto bene in pittura che in poesia".