Il sacerdote Anacleto Bendazzi, ottimo latinista, grecista insuperabile, grande poliglotta, nonché incredibile realizzatore di giochi linguistici (anagrammò, con ironica modestia, il suo nome in “bazzecole andanti”) pubblicò nel 1951 Bizzarrie letterarie, un prezioso libro, ormai introvabile, colmo di migliaia di frasi anagrammate, acrostici, centoni, bisticci, tautogrammi, frasi doppie, scioglilingua, versi leonini ed altre stranezze letterarie. A questo libro don Anacleto aggiunse alcune pagine nel 1965 ed altre ancora nel 1978, prima di morire a cent’anni nel 1982.
Questo singolare personaggio non dimenticò mai di essere un prete, anche se non ebbe incarichi pastorali e passò la sua lunga vita fra scuola e biblioteca prendendo spesso spunto da argomenti religiosi per le sue ardimentose creazioni e per semplici scherzosi interventi: la frase “per omnia sæcula sæculorum amen” era stata da lui leggermente modificata cambiando “amen” in “amens”, che in latino significa “insensato, pazzo”.
Ci sembra opportuno rammentare alcune delle imprese linguistiche del nostro Bendazzi, ad esempio una vita di Cristo in mille anagrammi di cui si dà un breve estratto.
VITA DI CRISTO IN MILLE ANAGRAMMI
dal §19 - Passione e Morte
Nell'orto di Getsemani, - sento dolenti lagrime...
Ecco la cosa inaudita: - un Dio è là accasciato!
Padre mio, esclama, lascia - passi da me l'amaro calice...
Altri gravi e - rei travagli
la “verità – rivelata”
ti dirà: un avanzo di galera, - Giuda tradiva il Nazareno;
ed il procuratore Pilato - al Dio Re applicò torture,
e il Sinedrio - le derisioni...
Se te ne senti il coraggio, guarda - Gesù santo, già regnator de' cieli,
là in mezzo a schiera di - laidi mozzi e scherani!
Offese, lì, burle, - sole beffe, urli.
A Gesù intanto - n'è angustiato
il core: - lercio
tra sputi - turpi sta...
sta, e delle offese si ciba, - e le beffe di essi ascolta,
e (fra gli sputi schifosi) ne - sostien pure gli schiaffi!
Ei n'aleggiano lì - Angeli? A legioni!
e veruno d'ali - velerà un Dio?
Ah, e 'l santo Genitore - or non ha egli saette?
Sì: l'eterno Padre - dolersi tra pene
ben Lo mira là, - ma nol libera.
VITA DI CRISTO NARRATA DA VIRGILIO
da Morte di Cristo (v. 567-574)
8.97 Sol medium caeli conscenderat igneus orbem,
G. 1.467 Cum caput obscura nitidum ferrugine texit.
B. 2.38 Et dixit Moriens: / « Hic me, Pater optime, fessum 3.710
3.711 Deseris? / et quonam nostri tibi cura recessit? » 2.595
7.502 Atque imploranti similis, / Deus ipse Parenti 12.90
2.405 Ad caelum tendens / his se cum vocibus offert: 7.420
10.525 «Te precor, hanc Animam serves, / Pater; atque hominum Rex 10.2
10.532 Natis parce tuis, / iam fas est parcere genti.» 6.63
Nota – I numeri a fianco del verso (oppure sulla sinistra e destra del verso quando siano presenti due emistichi) indicano il libro e il verso dell’Eneide da cui sono tratti. Quando i versi o gli emistichi fanno parte delle Georgiche è segnata la lettera G, per le Bucoliche la lettera B.
Infine, scegliendo fra le migliaia di giochi linguistici di argomento religioso coniati dal Nostro, eccovi un sonetto tautogrammatico (ossia con tutte le parole che iniziano con la medesima lettera) dedicato alla Madonna.
A MARIA VERGINE
(sonetto tautogrammatico)
Mira, Maria, me malcontento mesto
Misero meschinissimo mortale,
Mentre miei mancamenti manifesto,
Mendicando mercè mertata male.
Molci, Madre, marasma mio molesto;
Malgrado mia malvagità mentale,
Mantieni mondo me, mite, modesto;
Moltiplica mio merito morale.
Madonna mansuetissima, me mira,
Mira maternamente mali miei:
Mentre malevolenza me martira,
Morbo, malinconia... memento mei;
Mentre morrò, mostrati madre mia,
Misericordiosissima Maria.